La tutela della salute dei migranti è un dovere costituzionale, professionale, deontologico e umano.
Il Nuovo Patto Europeo sulla Migrazione e l'Asilo è entrato in vigore in tutta l'Unione Europea il 12 giugno scorso, recepito ed attuato in Italia ( DL n. 100/2026, convertito in legge).
A seguito si è mobilitato un fronte critico a livello nazionale ed europeo, costituito, oltre che dalle opposizioni politiche e sindacati, anche da società civile, mondo religioso, associazioni medico- sanitarie e per i diritti umani. Il mondo sanitario italiano si è espresso con “ l'Appello del mondo sanitario e civile contro la securitizzazione della cura” del 26 giugno 2026. Il testo è stato promosso inizialmente dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e dall'ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione) ed ha visto una larghissima adesione di società scientifiche, federazioni mediche nazionali e ONG umanitarie.
L’Appello ha sollevato preoccupazioni di tipo deontologico, clinico e bioetico, esprimendosi contro la securitizzazione della cura, cioè la subordinazione della medicina, della sanità e della tutela della salute ad esigenze di sicurezza nazionale, ordine pubblico e controllo delle frontiere.
Il 10 luglio 2026 il Comitato Centrale della Fnomceo (Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri) ha approvato all'unanimità un Ordine del Giorno a difesa del'autonomia della professione medica, riaffermando che: “L’atto medico deve restare un atto di cura, fondato su scienza, coscienza e deontologia, e non può essere piegato a finalità estranee alla tutela della salute. Le attività sanitarie di screening, valutazione e presa in carico delle persone migranti devono avere finalità esclusivamente cliniche: individuare bisogni di salute, condizioni di vulnerabilità, fragilità fisiche e psichiche, necessità assistenziali e percorsi di cura appropriati.
È indispensabile che tali attività siano svolte in ambiente sanitario avvalendosi di tutte le competenze necessarie e restino chiaramente distinte dalle funzioni di controllo amministrativo, di pubblica sicurezza, di trattenimento o di rimpatrio. Il medico non può essere trasformato in un ausiliario dell’ordine pubblico. Il suo compito è tutelare la salute della persona, chiunque essa sia e qualunque sia la sua condizione giuridica, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione e dei principi del Codice di deontologia medica.
Per questo la FNOMCeO ritiene necessario sostenere i Professionisti che operano nei contesti di frontiera, nei centri di accoglienza e nei luoghi di trattenimento, affinché possano esercitare la propria autonomia professionale senza pressioni improprie e senza ambiguità di ruolo.
La tutela della salute delle persone migranti è un dovere costituzionale, professionale, deontologico e umano.
Per questo la FNOMCeO ritiene necessario sostenere i professionisti che operano nei contesti di frontiera, nei centri di accoglienza e nei luoghi di trattenimento, affinché possano esercitare la propria autonomia professionale senza pressioni improprie e senza ambiguità di ruolo”.
A seguire l’Appello del mondo sanitario e il Comunicato Fnomceo.
FNOMCeO: “Medici devono curare, non siano trasformati in ausiliari ordine pubblico”
SIMM APPELLO DEL MONDO SANITARIO E CIVILE CONTRO LA SECURITIZZAZIONE DELLA CURA
ASGI Appello del mondo sanitario e civile contro la securitizzazione della cura