In Italia una quota significativa di rifiuti urbani indifferenziati è ancora destinata all’incenerimento. Secondo le direttive europee la pratica dell’incenerimento , anche con recupero energetico, è una soluzione che nella scala gerarchica di gestione dei rifiuti si pone al penultimo posto, prima della discarica.
I prodotti generati da questo processo possono contaminare l’ambiente e molte sostanze sono tossiche per l’uomo.
I risultati degli studi epidemiologici sono spesso utilizzati per sostenere tesi diverse, ponendosi il settore dei rifiuti al centro di controversie e di interessi ,anche economici ,contrapposti. In Italia ,unici, usiamo il termine “termovalorizzatore” per indicare un impianto di incenerimento dei rifiuti solidi urbani o speciali, progettato per recuperare energia termica ed elettrica dalla combustione. Si pone così l’accento sulla produzione di energia a partire dai rifiuti, mitigando la percezione negativa collegata al termine “inceneritore”, così come viene ad ogni modo designato nella normativa europea . Altri trattamenti termici dei rifiuti sono la pirolisi, che si svolge in assenza di ossigeno, e la gassificazione, che prevede in un’ossidazione parziale.
In senso lato, si parla di “incenerimento” anche quando all’interno del processo sono presenti fasi di pirolisi e di gassificazione.Dalla combustione dei rifiuti si generano soprattutto emissioni gassose in atmosfera ed altre che interessano anche l’acqua e il suolo: i rifiuti con l’incenerimento non spariscono ma sono trasformati in emissioni più o meno inquinanti, acque di processo contaminate , ceneri da combustione e scorie , che devono a loro volta essere smaltite. L’incenerimento dei rifiuti immette in atmosfera : inquinanti gassosi (CO, CO2, acido cloridrico, ossidi di zolfo e d’azoto), particolato (PM10, PM 2,5, PM1, PM 0,1),microinquinanti (PCB, diossine, furani, metalli pesanti, IPA).Si considerano ora anche aspetti emergenti dell’inquinamento, come quello prodotto dall’incenerimento della plastica, una delle principali fonti di rilascio di microplastiche nelle matrici ambientali. Queste danneggiano la salute direttamente ed anche come vettori di contaminanti chimici e metalli pesanti .
Gli inceneritori, anche di nuova generazione, producono particolato con dimensioni ridotte( inferiori a 2.5 μm) e nel range delle nanoparticelle (tra 1 e 999 nm) ,il più pericoloso per la salute. Sfugge ai sistemi di filtraggio degli impianti e nell’organismo supera la barriera polmonare ed altre, raggiungendo con la circolazione del sangue tutti i distretti corporei. La concentrazione delle polveri ultrafini non è regolamentata da alcuna normativa, pur rappresentando un rischio per la salute umana. Per effetto degli agenti atmosferici queste esercitano i loro effetti in un raggio molto più ampio rispetto alle PM10 e PM2,5 , che siamo abituati a considerare e monitorare come uno degli indici della qualità dell’aria.
Per quanto le tecnologie aiutino a minimizzare le emissioni, l’esempio di nuovi inquinanti emergenti e non monitorati non consente di sottovalutare il rischio ambientale e per la salute .La complessità e numerosità dei composti chimici emessi dagli inceneritori impedisce di fatto che molti siano individuati. Gli effetti sulla salute di inquinanti più rari o il possibile effetto congiunto di diverse sostanze non sono ancora completamente noti e richiedono più studi. È importante sottolineare inoltre che non esiste, dal punto di vista biologico,una soglia sotto la quale gli inquinanti siano certamente innocui per la salute umana ,soprattutto nei bambini e nei più fragili. In letteratura numerose pubblicazioni scientifiche prendono in esame le conseguenze sanitarie ed ambientali degli impianti di incenerimento di rifiuti , pur operanti nel rispetto dei limiti emissivi e degli standard previsti dalle migliori tecnologie disponibili.
Dal punto di vista sanitario si tratta soprattutto di malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, nascite pretermine ed abortività spontanea , oltre a tumori maligni. Gli impianti di nuova generazione hanno concentrazioni di emissione molto inferiori rispetto agli inceneritori storici ,ma trattano un volume di rifiuti maggiore e la quantità assoluta di inquinanti emessi è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuti trattati. Un grande impianto emette milioni di metri cubi di fumi /anno e ciò significa che, pur rispettando i limiti di legge , emetterà in atmosfera parecchie tonnellate di sostanze inquinanti e pericolose. È difficile sostenere, ed anche intuitivo, che questo possa essere indifferente per l’ambiente circostante e per la popolazione residente. C’è necessità di svolgere indagini più approfondite sulle emissioni dai termovalorizzatori per caratterizzare le sostanze emesse dagli impianti ; ulteriori informazioni possono essere fornite da studi di biomonitoraggio di popolazioni o lavoratori esposti e da valutazioni di impatto sulla salute basate su stime quantitative degli inquinanti.
Anche gli impianti di pirolisi e gassificazione per il trattamento dei rifiuti , producono emissioni in atmosfera di gas acidi, diossine e furani, NOx, VOCs, metalli, particolato fine. In questi impianti, per la ridotta presenza di ossigeno si formano anche idrocarburi policiclici aromatici ( IPA) ,noti cancerogeni. Negli impianti di pirolisi le emissioni di PCDD/F, ( diossine/ furani) seppur contenute, sono proporzionali al quantitativo di materiale trattato e destano preoccupazione per le loro caratteristiche di lunghissima persistenza nell’ambiente e possibilità di bioaccumulo e biomagnificazione.
Gli inceneritori, inclusi i termovalorizzatori, emettono significative quantità di gas serra durante la combustione dei rifiuti, CO2 ed altri, contribuendo al riscaldamento globale e al cambiamento climatico, con danni notevoli per l’ambiente e per la salute . Sebbene producano energia, la loro impronta carbonica è considerevole, soprattutto a causa del trattamento delle plastiche. In Italia la problematica dei termovalorizzatori è affrontata in base a posizioni ideologiche, politiche, valutazioni economiche e tecniche, dimenticando spesso l’indirizzo dato dalla Comunità Europea.
L’UE privilegia infatti la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo. La normativa comunitaria (Direttiva n. 851 del 30 maggio 2018 )conferma la gerarchia stabilita ancora nel 2008 ( Direttiva n. 98 del 19 novembre 2008) per la lotta all’inquinamento da rifiuti e introduce i principi della sostenibilità e della economia circolare , considerando espressamente i rifiuti come risorsa da valorizzare. Per questo aggiunge la nuova definizione di “recupero di materia” differenziandola con chiarezza dal recupero di energia e ponendo il primo come priorità.
In Europa già da qualche anno i Paesi del Nord hanno predisposto piani per ridurre drasticamente il numero di inceneritori e il trend si sta spostando verso l’abbandono dell’incenerimento. Puntare ora sugli inceneritori rischia anche di disincentivare gli investimenti in tecnologie più avanzate per il recupero di materiali , senza considerare i lunghi tempi di realizzazione, i costi notevoli e i tempi ancor più lunghi per rientrare dall’ investimento, nonché la “penalizzazione” per la popolazione e il territorio interessati dall’installazione .
Dal 2026-2028, l’UE prevede anche l’inclusione degli inceneritori nel sistema ETS per tassare le emissioni, con l’obiettivo di responsabilizzare gli impianti sulla loro impronta di carbonio. Gli impianti, pur ammessi per ridurre l’uso delle discariche, non sono sostenibili e sono esclusi dai finanziamenti PNRR. Il principio DNSH (Do No Significant Harm, non arrecare un danno significativo all’ambiente ) è una Linea Guida europea obbligatoria per il PNRR , per garantire che gli investimenti pubblici non provochino danni ambientali e l’incenerimento dei rifiuti è considerato come “attività che arreca significativo danno ambientale “ , e il danno ambientale correla strettamente a quello per la salute .
L’impatto climalterante dell’incenerimento è cospicuo , ostacolando anche gli obiettivi di neutralità climatica per il prossimo futuro. La complessità dell’argomento dovrebbe essere affrontata anche nell’ottica della sostenibilità considerando che viviamo ora in un mondo e in un modo dove le risorse e le materie prime si stanno esaurendo rapidamente e dove i rifiuti devono quindi diventare risorse , riutilizzabili come materia e non combusti. La sostenibilità ambientale e la salute umana sono strettamente interconnesse secondo l’approccio “One Health”, che riconosce come la salute di persone, animali ed ecosistemi sia inseparabile. Mentre il dibattito sulle emissioni dei moderni impianti rimane aperto, l’incenerimento è tuttavia una reale minaccia , che ha effetti a lungo termine su tutte le forme di vita e di salute.
N.Comper